La distillazione spagirica: quando la materia cambia stato

person Pubblicato da: Veronica De Luise list In: Spagiria Pubblicato il: comment Commenti: 0 favorite Visite: 129
La distillazione spagirica: quando la materia cambia stato

Dal punto di vista chimico, la distillazione sfrutta una differenza di volatilità.

Una parte della miscela viene trasformata in vapore attraverso il riscaldamento; il vapore viene poi raffreddato e condensato, ottenendo un liquido raccolto separatamente.

Questo è il principio fondamentale dell'alambicco.

Il processo sembra semplice:

calore → vaporizzazione → passaggio del vapore → condensazione → raccolta

Ma dietro questa sequenza c'è una delle operazioni più antiche della storia della chimica.

L'alambicco, nelle sue diverse forme storiche, era costituito essenzialmente da una cucurbita, una parte superiore o capitello/elmo, un condotto per i vapori e un recipiente ricevente.

Gli strumenti della distillazione

Nel nostro laboratorio utilizziamo principalmente apparecchiature in vetro. Questo materiale, essendo amorfo e non cristallino, non interferisce con la segnatura della pianta durante la lavorazione. Il vetro permette inoltre di osservare direttamente ciò che accade nel processo, accompagnando la trasformazione della materia in modo trasparente e rispettoso della sua natura.

La cucurbita

cucurbita

      È il recipiente nel quale viene posta la materia da distillare.

      Il nome deriva dalla sua forma tradizionalmente simile a una zucca.

      È qui che avviene il passaggio fondamentale: la materia viene sottoposta al calore e le componenti volatili                    passano  nella fase di vapore.

      In un lavoro spagirico sulla pianta fermentata, nella cucurbita si trova quindi il fermentato, mentre nella                        distillazione botanica può trovarsi la pianta fresca o altra matrice vegetale, a seconda del metodo utilizzato.

L'elmo o capitello

elmo

       L' Elmo o capitello  , detto anche testa dell'alambicco, è la parte che raccoglie i vapori provenienti dalla cucurbita e li                                                     convoglia verso la  condensazione. La sua forma a cupola permette ai vapori di espandersi, chiarificarsi e fluire                                                                 ordinatamente verso il condotto di uscita, garantendo una distillazione pulita, controllata e coerente con la tradizione alchemica.                                   Nell'antico alambicco era una parte essenziale dell'apparecchio: le forme storiche potevano essere molto diverse, ma il principio rimaneva                     quello di far salire il vapore e convogliarlo verso la condensazione.

Il tubo di raccordo e il serpentino

   Il vapore deve raggiungere una zona nella quale possa raffreddarsi.

   Il tubo di raccordo convoglia i vapori dal capitello al serpentino, evitando dispersioni e mantenendo un flusso           ordinato. Il serpentino, grazie alla sua forma a spirale e al raffreddamento costante, permette la condensazione         graduale del vapore, trasformandolo in distillato puro e stabile. È la parte dell’alambicco dove il volatile si fa               materia.

                                                    Il refrigerante

    Il refrigerante ha una funzione molto concreta: sottrarre calore.

    Il vapore deve perdere energia e tornare allo stato liquido.

    Nel laboratorio moderno il raffreddamento viene normalmente ottenuto facendo circolare acqua attorno al              condotto di condensazione.

    È il momento in cui ciò che era diventato invisibile torna nuovamente visibile.

Il ricevitore

Alla fine del percorso troviamo il ricevitore, il recipiente nel quale viene raccolto il distillato.

Nell'alambicco storico era parte integrante dell'apparecchio; le fonti descrivono infatti l'insieme come una successione di recipiente di distillazione, testa dell'alambicco e recipiente destinato alla raccolta.

Il calore

Non esiste distillazione senza energia.

Il calore è ciò che permette alla materia volatile di passare allo stato di vapore.

Ma in laboratorio non si tratta semplicemente di "scaldare": temperatura, velocità di riscaldamento, pressione, natura della matrice e caratteristiche delle sostanze presenti determinano ciò che effettivamente passa nel distillato.

Per questo la distillazione richiede controllo e osservazione.


Distillare una pianta non è la stessa cosa che distillare un fermentato

Questo è un punto importante.

Quando distilliamo una pianta aromatica con acqua e vapore, possiamo ottenere una frazione acquosa aromatica e, quando presenti e separabili, le componenti volatili della pianta, come gli oli essenziali.

La distillazione degli oli essenziali dalle piante ha una lunga storia ed è documentata nella tradizione della distillazione botanica.

Nella pratica spagirica, invece, la distillazione del fermentato vegetale appartiene a un altro passaggio.

La pianta è stata precedentemente sottoposta a fermentazione. Il materiale ottenuto viene quindi distillato per separare le componenti volatili presenti nel fermentato.

È una differenza sostanziale: non stiamo semplicemente "estraendo il profumo della pianta", ma lavorando su una materia che ha già attraversato una trasformazione.

Ed è proprio questo che rende la distillazione parte di una sequenza spagirica e non un'operazione isolata.

La distillazione secondo la tradizione spagirica

Qui entriamo nel linguaggio dell'alchimia.

Nella tradizione spagirica la materia vegetale viene considerata attraverso i suoi tre principi filosofici: Mercurio, Zolfo e Sale.

Non sono semplicemente equivalenti moderni di tre molecole o tre sostanze chimiche. Sono categorie proprie del pensiero alchemico.

La distillazione è soprattutto un'operazione di separazione.

Un testo attribuito a Paracelso descrive, parlando della separazione delle sostanze vegetali, una successione nella quale attraverso la distillazione vengono separate differenti frazioni, dal phlegma alle componenti più sottili e volatili, fino al sale.

Questo è il punto nel quale la tecnica e la filosofia si incontrano.

La materia viene separata.

Ciò che è volatile può essere portato verso l'alto.

Ciò che è fisso rimane.

E ciò che è stato separato può essere successivamente purificato e ricongiunto.

Distillare è separare, non perdere

Questa è forse la parte più bella della pratica spagirica.

Quando qualcosa rimane nella cucurbita e qualcosa passa nel distillato, apparentemente abbiamo diviso una cosa in due.

Ma nella logica dell'arte spagirica la separazione è una fase necessaria per poter arrivare a una nuova unione.

È il principio del solve et coagula.

Prima si scioglie, si separa, si porta fuori dalla sua condizione originaria.

Poi si purifica.

Infine si ricompone.

La distillazione diventa quindi un'immagine molto concreta di un processo che l'alchimia ha utilizzato per secoli come modello di trasformazione.

E non è soltanto una metafora: separazione e ricomposizione appartengono realmente alla pratica spagirica storica. Alcuni testi spagirici descrivono infatti una sequenza di operazioni comprendente separazione, purificazione e successiva riunione dei principi.

Il significato più sottile della distillazione

La parola distillare viene dalla pratica stessa: il vapore sale, si condensa e torna a cadere come liquido.

È un movimento continuo tra stati differenti.

Dal liquido al vapore.

Dal vapore al liquido.

Dalla separazione alla raccolta.

Nella lettura alchemica questo movimento può essere inteso come un lavoro di elevazione e purificazione: ciò che viene separato dalla massa viene portato in una condizione diversa, per poi essere nuovamente raccolto.

Ma è importante non confondere questa interpretazione con una legge della chimica.

La chimica descrive ciò che accade alla materia.
L'alchimia interpreta ciò che quel processo può significare.

Sono due piani differenti.

Ed è proprio nella loro sovrapposizione consapevole che, per noi, vive la pratica spagirica.

La distillazione non è la fine

Nel lavoro spagirico la distillazione raramente rappresenta un punto conclusivo.

È un passaggio.

La parte volatile è stata separata.

La parte fissa rimane disponibile per ulteriori lavorazioni.

I sali possono essere ottenuti attraverso i successivi processi di calcinazione e purificazione.

E ciò che è stato separato può infine essere ricondotto all'unità.

Per questo la distillazione, nel linguaggio del Bosco Alchemico, non è semplicemente "estrarre".

È separare per comprendere, purificare per trasformare e ricongiungere per completare.

La materia entra nell'alambicco in una forma.

Ne esce in forme differenti.

E il lavoro spagirico comincia proprio da questa separazione.


Nel prossimo articolo collegato ai 7 processi della spagiria approfondiremo l’estrazione.

Fonti e riferimenti

Treccani, Enciclopedia Italiana – "Alambicco", per la struttura dell'apparecchio e il principio fisico della distillazione.

Museo Galileo – "Distillation", per la storia dell'alambicco e il significato della distillazione nella tradizione alchemica.

Science History Institute, collezioni storiche di strumenti e tavole di apparecchiature per distillazione.

Smithsonian Institution, documentazione storica delle storte (retorts) utilizzate per la distillazione.

Paracelsus, The Hermetic and Alchemical Writings, per la descrizione delle separazioni delle sostanze vegetali mediante distillazione.

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